Comunità e sviluppo

Aree interne, il confronto sul futuro dei territori montani

Esperti e istituzioni discutono di spopolamento, servizi, prevenzione e nuove opportunità

Aree interne, il confronto sul futuro dei territori montani

Il futuro delle aree interne, tra spopolamento, servizi essenziali e possibilità di rilancio, è stato al centro dell’incontro L’Italia che resta – Il rilancio delle aree montane interne, organizzato nel Salone Monumentale di Palazzo Gotico a Piacenza nell’ambito del Festival del Pensare Contemporaneo. Il confronto ha preso le mosse dalla condizione dei paesi di montagna e collina, spesso distanti da ospedali, scuole e stazioni, nei quali vive quasi un italiano su quattro e dai quali ogni anno una parte della popolazione si trasferisce altrove.

Il tema del festival, attraversare, lasciare, approdare, è stato riletto dal punto di vista di chi rimane. Al centro della discussione le responsabilità del Paese verso i luoghi che hanno contribuito a costruirne la storia e l’identità, ma anche le condizioni necessarie per consentire alle persone di continuare ad abitarli. Tra i partecipanti l’ex ministro Giulio Tremonti, intervistato dal direttore di Libertà Gian Luca Rocco.

Servizi, giovani e nuove opportunità

Tremonti ha sottolineato che la valorizzazione dei paesi non può essere limitata al turismo. Secondo l’ex ministro, storia, tradizioni e identità comune possono diventare la base per rafforzare le relazioni sociali, coinvolgere i giovani e favorire nuove attività. Nei piccoli centri, ha osservato, esistono già esperienze legate all’accoglienza e alla ristorazione, mentre le reti digitali possono rendere possibili opportunità di lavoro e sviluppo non necessariamente urbane.

Nel suo intervento, Tremonti ha inoltre richiamato il problema demografico e la necessità di sostenere il terzo settore, indicando come priorità la semplificazione degli strumenti e la concentrazione delle risorse. L’obiettivo, nella sua analisi, dovrebbe essere quello di garantire trasferimenti e interventi capaci di sostenere concretamente le realtà locali, evitando procedure complesse e sovrapposizioni.

Prevenzione e presidio del territorio

Massimo Gargano, direttore generale dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue, ha collegato la tenuta delle aree interne alla sicurezza idrogeologica e alla gestione dell’acqua. Ha ricordato il Piano invasi elaborato con Coldiretti per raccogliere l’acqua nei periodi di abbondanza e renderla disponibile durante le fasi di carenza, a beneficio dell’agricoltura, dell’energia, dell’ambiente e della ricarica delle falde.

Il sistema dei Consorzi di bonifica, ha spiegato Gargano, ha presentato progetti definitivi e immediatamente cantierabili per 7,3 miliardi di euro. L’attesa è ora rivolta alle risorse della legge di bilancio, nella convinzione che la prevenzione possa ridurre i costi delle emergenze. La permanenza degli abitanti, ha aggiunto, non può essere affidata soltanto alla volontà individuale: occorre creare le condizioni per vivere, lavorare e progettare il futuro nei luoghi di origine.

Guido Castelli, senatore e commissario straordinario per la ricostruzione dell’Appennino centrale colpito dal sisma del 2016, ha indicato nel calo delle nascite uno dei principali problemi nazionali, particolarmente evidente nelle aree appenniniche. L’esperienza della ricostruzione, ha spiegato, si fonda sulla necessità di favorire il restare, il tornare e l’arrivare: permettere ai giovani di non considerare uno svantaggio la nascita in un’area interna, creare le condizioni per il rientro e rendere i paesi capaci di accogliere nuovi abitanti.

Su comunità e identità si è concentrato anche l’intervento di monsignor Adriano Cevolotto, vescovo della diocesi di Piacenza-Bobbio. Un territorio, ha osservato, non può restare vivo se viene trasformato soltanto in un museo: servono comunità in grado di esprimere tradizioni, feste, celebrazioni e percorsi legati alla storia locale. La salvaguardia dei crinali, secondo il vescovo, passa quindi da un progetto condiviso che rafforzi il legame tra chi abita quei luoghi e chi li attraversa, contrastando un uso puramente predatorio del territorio.