Il mondo è oggi più preparato rispetto alla pandemia di Covid-19, ma non abbastanza. È la valutazione espressa dal direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, intervenuto al secondo High-Level Meeting dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, riunito il 25 settembre 2026 a New York. Al centro dei lavori sono stati i progressi compiuti dopo l’emergenza sanitaria e le lacune ancora da colmare in vista di future epidemie.
Secondo i dati richiamati dall’OMS, la pandemia ha provocato oltre 20 milioni di morti in eccesso e una perdita superiore ai 10mila miliardi di dollari per l’economia mondiale. La crisi ha inoltre evidenziato e aggravato le fratture della sicurezza sanitaria globale, mostrando la necessità di sistemi di sorveglianza più efficaci, strutture sanitarie resilienti e meccanismi di cooperazione capaci di funzionare anche durante le emergenze.
Strumenti per sorveglianza e risposta
Dopo la Covid, l’OMS ha promosso o sostenuto diverse iniziative articolate in cinque aree. Tra queste figurano il Pandemic Fund, sviluppato con la Banca mondiale, e l’Universal Health and Preparedness Review. Per rafforzare la sorveglianza e l’allerta precoce è stato istituito a Berlino il WHO Hub for Pandemic and Epidemic Intelligence.
Altri programmi puntano a migliorare l’accesso equo a vaccini e strumenti sanitari. Nel quadro delle iniziative citate rientrano l’ACT Accelerator, COVAX, la rete Medical Countermeasures, il trasferimento della tecnologia mRNA in Sudafrica e la formazione sulla bio-produzione in Corea del Sud. A questi strumenti si aggiungono il WHO BioHub, destinato a favorire la condivisione internazionale dei campioni di patogeni, e il Global Health Emergency Corps, pensato per rafforzare la risposta alle emergenze.
Il nodo dell’accordo internazionale
Un passaggio rilevante riguarda il rafforzamento delle regole comuni. Nel 2024 gli Stati membri hanno adottato emendamenti al Regolamento sanitario internazionale, entrati in vigore nel settembre 2025. Nello stesso anno l’Assemblea mondiale della sanità ha approvato il WHO Pandemic Agreement, l’accordo internazionale sulle pandemie.
Tedros ha sottolineato che l’intesa e il Regolamento sanitario internazionale non limitano la sovranità dei singoli Paesi, ma riconoscono che le pandemie oltrepassano i confini nazionali e richiedono cooperazione. Per rendere operativo l’accordo resta però da definire il sistema di Pathogen Access and Benefit Sharing, noto come PABS. Il meccanismo dovrebbe regolare la condivisione rapida di materiali e informazioni sui patogeni a potenziale pandemico, garantendo al tempo stesso una distribuzione equa dei benefici, inclusi vaccini, strumenti diagnostici e trattamenti.
La conclusione del negoziato sul PABS è considerata necessaria per procedere verso la ratifica e l’entrata in vigore dell’accordo come diritto internazionale. Da qui l’appello rivolto da Tedros agli Stati: completare il sistema il prima possibile.
La dichiarazione politica discussa a New York mira a trasformare le lezioni della Covid in impegni concreti e misurabili. Tra le priorità indicate figurano il rafforzamento delle capacità locali e nazionali, gli investimenti in sistemi sanitari resilienti, la fiducia nelle istituzioni, il coinvolgimento delle comunità e una maggiore equità nell’accesso a prodotti e risorse. Restano tuttavia criticità nella sorveglianza, nei laboratori, nei finanziamenti e nella disponibilità dei prodotti sanitari.
Nel dibattito è stato richiamato anche il focolaio di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo. Per Tedros è improbabile che l’episodio evolva in una pandemia, ma rappresenta un promemoria della presenza costante di minacce epidemiche. Il direttore generale ha quindi invitato a non considerare la preparazione una priorità soltanto quando l’emergenza è già iniziata.
La dichiarazione delle Nazioni Unite sulla cooperazione internazionale nella preparazione e nella risposta alle pandemie è stata sostenuta dalla larga maggioranza dei Paesi in via di sviluppo e a basso reddito, mentre Unione europea e Stati Uniti si sono astenuti. Tra i temi più controversi figurano la condivisione dei vaccini e lo scambio dei dati sulle sequenze genetiche dei virus. Il documento non è un trattato vincolante, ma costituisce un impegno politico e conferma le divisioni ancora presenti sul rapporto tra coordinamento internazionale e autonomia degli Stati.