La Sezione vitivinicola di Confagricoltura Piacenza ha fatto il punto sull’annata durante un incontro nella sede provinciale dell’organizzazione. Alla riunione, presieduta da Stefano Pizzamiglio, hanno partecipato il presidente Umberto Gorra, il direttore Raffaello Rossi e diversi produttori delle vallate piacentine. Il quadro emerso è quello di una raccolta iniziata in anticipo a causa delle temperature eccezionali, ma con uve sane e risultati complessivamente migliori delle attese.
Le differenze tra le vallate
In Valtidone, l’area meno piovosa della provincia, la raccolta è cominciata a metà agosto, mentre le uve destinate alle basi spumante sono state vendemmiate già nei primi giorni del mese. Davide Valla, viticoltore di Ziano Piacentino, ha descritto un andamento positivo nonostante l’estate difficile, segnalando però acidità molto basse e maggiori difficoltà per i vigneti giovani. In Alta Val Tidone, Cristian Galvani ha evidenziato l’effetto della pioggia di Ferragosto sulla maturazione dell’Ortrugo. Buoni i risultati dei Pinot, mentre la Bonarda ha incontrato più problemi.
In Valdarda, Eugenio Gandolfi, produttore di Vigolo Marchese, ha riferito di quantità leggermente superiori a quelle dell’anno precedente, con acidità contenute nei bianchi e gradazioni lievemente più alte nei rossi. Le piante più vecchie hanno reagito meglio alle condizioni climatiche, mentre i nuovi impianti hanno sofferto maggiormente. A Lugagnano, Tiziano Camorali ha indicato una raccolta iniziata il 12 agosto per Sauvignon e Chardonnay, con quantità inferiori di circa il 10 per cento rispetto a un’annata normale, ma con una qualità giudicata buona e una Malvasia particolarmente riuscita nei vigneti storici.
In Val Nure le difficoltà maggiori hanno riguardato le giovani piante di rimpiazzo, mantenute in vita anche attraverso irrigazioni di soccorso. Vittorio Bertoli Merelli, delegato dei Giovani di Confagricoltura-Anga, ha sottolineato che, in una stagione così siccitosa, i vigneti lavorati hanno resistito meglio di quelli inerbiti, che in alcuni casi hanno prodotto la metà. Il caldo ha inoltre costretto molte aziende a concentrare le operazioni nelle ore più fresche, aggravando le difficoltà legate alla disponibilità di manodopera.
Lavoro, costi e andamento dei mercati
Per la raccolta le aziende hanno fatto ricorso a studenti, familiari e cooperative, mentre cresce l’interesse per la meccanizzazione. Secondo quanto riferito durante l’incontro, la raccolta meccanica può offrire buoni risultati quando l’uva viene trasferita rapidamente in cantina, con costi indicativi di circa 600 euro per ettaro, contro i 1.500 euro della raccolta manuale. Umberto Gorra ha invitato a valutare con attenzione le cooperative, considerando il servizio come un vero e proprio appalto e non come una semplice integrazione della manodopera.
Sul fronte commerciale, alla partenza positiva dell’anno sono seguite la frenata di aprile e una contrazione dei consumi prolungata dall’estate torrida. Da settembre è stata registrata una ripresa, ma l’aumento dei costi di produzione ha spinto alcune aziende a rivedere i listini. I maggiori problemi riguardano i rossi fermi, mentre mostrano una tenuta migliore le bollicine e i bianchi. Nel quadro nazionale restavano inoltre circa 42 milioni di ettolitri di vino in giacenza prima dell’arrivo della nuova produzione.
Tra le prospettive discusse figurano lo sviluppo di vini a bassa gradazione alcolica, l’apertura di nuovi mercati, tra cui l’India, e la valorizzazione della Malvasia. Per Pizzamiglio, l’annata ha messo sotto pressione vigneti e produttori, ma ha restituito una materia prima sana e vini di buon livello. La fase successiva sarà legata alla capacità di sostenere la qualità e l’identità dei vitigni piacentini, affrontando allo stesso tempo l’organizzazione del lavoro e l’innovazione in campo.