Esito giudiziario

Assolto Schiaffonati nel processo sul crack Dorini a Pontenure

Il collegio ha escluso l’ipotesi di appropriazione e dichiarato prescritto l’altro addebito legato alla cessione societaria.

Assolto Schiaffonati nel processo sul crack Dorini a Pontenure

Corrado Schiaffonati, avvocato e amministratore giudiziario nel procedimento legato al crack del gruppo Dorini, è stato assolto dall’accusa di peculato. Il tribunale ha pronunciato la formula più ampia prevista dall’ordinamento, stabilendo che il fatto non sussiste. La maxi inchiesta della procura aveva portato il gruppo al centro dell’attenzione giudiziaria circa dieci anni fa.

Nel procedimento era imputata anche la ragioniera Donata Rimonti, assolta a sua volta dalla stessa contestazione. Secondo la ricostruzione dell’accusa, nell’arco di tre anni Schiaffonati avrebbe affidato a Rimonti consulenze fiscali ed elaborazioni dati per circa cinque società immobiliari riconducibili alla galassia Dorini. Per i pubblici ministeri, gli incarichi sarebbero stati palesemente inutili e avrebbero comportato il pagamento di oltre 70mila euro.

La contestazione della procura

L’accusa sosteneva che le prestazioni non fossero state effettivamente svolte e che il denaro pubblico dell’amministrazione giudiziaria fosse stato utilizzato con finalità privatistiche, per favorire una persona vicina a Schiaffonati. Per il peculato la procura aveva chiesto una condanna a due anni e dieci mesi. Il tribunale non ha però accolto questa ricostruzione, ritenendo non provata la responsabilità dell’amministratore giudiziario e assolvendo entrambi gli imputati.

Nel corso dell’arringa, il difensore di Schiaffonati, Franco Livera, ha sostenuto che le consulenze fossero state realmente eseguite e correttamente retribuite. La difesa ha richiamato l’imponente documentazione prodotta nel procedimento e il lavoro svolto dall’amministratore per fronteggiare la situazione delle società in difficoltà.

Livera ha ricordato che dal 2016 a Schiaffonati era stato chiesto di interrompere la propria attività ordinaria per occuparsi del risanamento delle aziende coinvolte. Secondo la difesa, durante l’incarico sarebbe riuscito a vendere 230 camion e a chiudere la gestione con un avanzo di 550mila euro. L’avvocato ha quindi sostenuto che Schiaffonati avesse operato nell’interesse della procedura e che Rimonti avesse svolto le attività affidatele, ricevendo il compenso dovuto.

La seconda imputazione

Per la ragioniera, l’avvocata Federica Vola ha ribadito che gli incarichi avevano riguardato tre esercizi fiscali e che le prestazioni erano state rese. Le contestazioni nei confronti di Rimonti, ha sostenuto la difesa, non sarebbero state dimostrate.

Il tribunale ha inoltre dichiarato il non luogo a procedere per prescrizione sul secondo capo di imputazione, relativo alla turbativa d’asta nella vendita della società Sara Costruzioni Meccaniche di Pontenure. Secondo l’accusa, Schiaffonati avrebbe ostacolato la partecipazione di concorrenti potenzialmente in grado di presentare offerte più alte, con un danno per la procedura. La difesa aveva chiesto anche in questo caso un’assoluzione nel merito, sostenendo che l’attività dell’amministratore fosse stata orientata esclusivamente a ottenere il miglior risultato possibile per la procedura, nei limiti degli incarichi ricevuti da due giudici per le indagini preliminari e da un pubblico ministero.