Una riflessione sulla mentalità nomade e sul senso dell’attraversare ha aperto la serata inaugurale della quarta edizione del Festival del Pensare Contemporaneo di Piacenza. In piazza Cavalli, davanti a un pubblico numeroso, la musica si è trasformata in un concerto filosofico con la partecipazione di Alessandro Mannarino, Vasco Brondi, Levante e Rares.
A guidare il confronto sono stati i filosofi Andrea Colamedici e Maura Gancitano, che hanno introdotto la serata attraverso il racconto di una performance divenuta celebre: il lungo percorso lungo la muraglia cinese compiuto da Marina Abramovic e Ulay, nato come incontro destinato a diventare un matrimonio e concluso invece come un addio. Il tema dell’attraversamento è stato presentato come un passaggio privo di una partenza e di un traguardo definiti, ma vissuto nel suo stesso svolgersi.
Il movimento come ricerca
Le conversazioni con gli artisti hanno toccato il rapporto tra vita e processo creativo. Rares, il più giovane degli ospiti e autore del suo terzo album, Sincero!, ha parlato del lavoro necessario per costruire una forma capace di arrivare in modo diretto e accessibile. Il disco nasce dalla fine di una relazione, dalla perdita e dal tentativo di ripartire.
Levante ha invece rivendicato l’incoerenza come una possibilità per gli artisti, sottolineando il diritto di sperimentare immagini diverse senza cercare una sintesi definitiva. Per la cantautrice, essere sempre differenti rispetto al passato rende difficile accettare definizioni rigide. Il suo prossimo lavoro, Dell’amore il fallimento e altri passi di danza, è stato richiamato nel corso dell’incontro.
Parole, musica e domande esistenziali
Vasco Brondi ha raccontato il proprio rapporto con il linguaggio e con la scrittura, presente sia nelle canzoni sia nel libro Una cosa spirituale. Non fare niente e altre forme d’arte, pubblicato da Einaudi. La composizione di un disco, ha spiegato, segue il ritmo lento delle stagioni più che la frenesia contemporanea e può rappresentare un modo per sottrarsi all’iperattività e alla logica di un massimo sforzo per un minimo risultato.
Alessandro Mannarino ha collegato le domande "Chi sono? Perché sono qui?" al percorso del suo sesto album, Primo amore, al centro della tournée appena conclusa. L’artista ha parlato dell’ascolto di Bach e della ricerca di una via d’uscita dal bivio della scelta, richiamando una concezione del sacro nella quale bene e male risultano uniti nell’armonia. La riflessione ha ripreso il tema proposto da Colamedici e Gancitano: mentre si attraversa il proprio percorso, occorre accorgersi di chi cammina nella direzione opposta e chiedersi che cosa riesca a vedere.