Mario Calabresi e Franco Gabrielli si sono confrontati a Piacenza sui temi della scuola, dell’immigrazione, della sicurezza e della capacità di riconoscere l’altro. L’incontro, intitolato Come si torna a vedere gli altri?, si è svolto nella serata di sabato 26 settembre in Piazza Cavalli, nell’ambito del Festival del Pensare Contemporaneo. L’appuntamento ha registrato una partecipazione molto ampia, con tutti i posti a sedere esauriti.
Il dialogo è stato moderato dalla giornalista Rai Eva Giovannini e ha preso spunto dai libri pubblicati nel 2026 dai due ospiti: Le voci degli altri, scritto da Calabresi, e Contro la paura: manifesto per una sicurezza democratica, firmato da Gabrielli. Il confronto ha toccato anche l’attualità politica, con diverse critiche rivolte alle impostazioni del governo sui flussi migratori, sulla scuola e sulla gestione della sicurezza.
Scuola e nuove generazioni
Calabresi ha contestato l’idea di fissare un tetto al numero degli studenti stranieri nelle classi, sostenendo che una misura di questo tipo non affronti le difficoltà reali della scuola. Richiamando la propria esperienza nelle scuole elementari e in un quartiere di edilizia popolare di San Siro, ha osservato che un bambino nato, cresciuto e istruito in Italia viene difficilmente percepito come straniero. Secondo il giornalista, l’istituzione scolastica non rappresenta più l’ascensore sociale di un tempo e non si dovrebbero penalizzare le famiglie che parlano la propria lingua d’origine in casa.
Nel passaggio dedicato alla criminalità, l’ex dirigente della Digos di Roma ha ricordato che l’Italia mantiene un indice degli omicidi molto basso, ma che i reati di microcriminalità incidono concretamente sulla vita di chi li subisce. Gabrielli ha richiamato anche i dati del Censis, secondo i quali oltre il 50% dei giovani avrebbe timore di uscire di casa. Per questo, ha sottolineato, le istituzioni dovrebbero occuparsi non solo dei dati ufficiali, ma anche della percezione di insicurezza, considerata una condizione essenziale per l’esercizio dei diritti e delle libertà.
Paura, migrazioni e responsabilità pubblica
Un altro punto del confronto ha riguardato il modo in cui la paura può deformare la lettura dei fenomeni migratori. Calabresi ha citato il caso di Gorino, in provincia di Ferrara, dove nel 2016 alcuni abitanti bloccarono le strade per impedire l’arrivo di un gruppo di migranti. In seguito si seppe che il pullman trasportava otto bambini e dodici donne, vittime del gruppo terroristico nigeriano Boko Haram, e non soltanto uomini come era stato inizialmente raccontato. Il giornalista ha ricordato inoltre che la comunità locale viveva una crisi legata alla pesca delle vongole e stava cercando di puntare sul turismo.
Gabrielli ha sostenuto la necessità di una gestione più chiara dei flussi regolari e dei rimpatri, distinguendo questi strumenti dalle posizioni definite come remigration. A suo giudizio servono accordi con i Paesi d’origine e una regia pubblica capace di non lasciare l’integrazione esclusivamente a Comuni e organizzazioni del terzo settore. Nel corso dell’incontro è stato citato anche il cardinale Pizzaballa, che Calabresi ha incontrato a Gerusalemme, come esempio di una possibile riapertura del dialogo attraverso piccoli segnali di collaborazione tra israeliani e palestinesi.
In chiusura si è parlato del futuro amministrativo di Milano, città per la quale Calabresi è stato indicato come possibile candidato sindaco. Il giornalista ha parlato della necessità di fermare il consumo dei beni pubblici e di rendere il capoluogo più vivibile per studenti e lavoratori, senza sciogliere però la riserva sulle primarie. Gabrielli, interpellato sull’eventualità di ricoprire l’incarico di ministro dell’Interno, ha proposto centrali operative uniche per polizia, carabinieri e polizia locale e una modifica della legge Bossi-Fini.