Patrimonio urbano

A Piacenza il confronto sulla demolizione di Case di Rocco

Giuseppe Baracchi chiede valutazioni più ampie e rispetto per l’opera degli architetti del passato.

A Piacenza il confronto sulla demolizione di Case di Rocco

Le ruspe sono entrate in azione in via Emilia Pavese per l’abbattimento di Case di Rocco, edificio al centro del confronto sul destino delle costruzioni storiche e sul rapporto tra sicurezza, trasformazione urbana e tutela del patrimonio. Sulla vicenda è intervenuto Giuseppe Baracchi, presidente dell’Ordine degli architetti, con una riflessione sui criteri che dovrebbero orientare decisioni di questo tipo.

La valutazione sul recupero

Secondo Baracchi, la demolizione non può essere considerata automaticamente la soluzione corretta. Il presidente dell’Ordine sottolinea che occorre verificare se la firma progettuale sia documentata e se il bene presenti un effettivo interesse, oltre a condizioni tali da consentirne il recupero. La valutazione, quindi, dovrebbe tenere insieme gli aspetti tecnici e quelli legati al valore dell’edificio.

L’appello riguarda anche il metodo con cui vengono affrontati gli interventi sugli immobili del passato. Per Baracchi, non è sufficiente applicare soltanto la logica della sicurezza o quella imprenditoriale: nelle scelte devono trovare spazio anche il ruolo e la responsabilità dei progettisti. La discussione su Case di Rocco diventa così parte di un tema più ampio, quello della conservazione degli edifici che hanno segnato la storia urbana.

Il ruolo degli architetti

Nel suo intervento, il presidente dell’Ordine richiama inoltre la tradizione professionale della città. Piacenza, osserva, ha avuto architetti importanti e dovrebbe mostrare maggiore rispetto per il lavoro di chi ha preceduto le generazioni attuali. Il riferimento è alla necessità di considerare l’eredità progettuale e culturale degli edifici prima di stabilire se procedere con una revisione, un recupero o un abbattimento.

La presa di posizione arriva mentre sono in corso le operazioni di demolizione in via Emilia Pavese. Il testo disponibile non riporta ulteriori elementi sull’iter amministrativo, sulle condizioni strutturali dell’immobile o sulle eventuali alternative esaminate. Resta però il richiamo a una valutazione documentata dell’interesse del bene e della possibilità concreta di conservarlo, evitando che la scelta venga determinata da un unico criterio.

Il caso riporta quindi al centro del dibattito cittadino il rapporto tra interventi edilizi e tutela della memoria architettonica. Per Baracchi, il confronto dovrebbe coinvolgere in modo adeguato i professionisti e riconoscere il valore delle opere realizzate in passato, quando esistano presupposti tecnici e culturali per ipotizzarne il recupero.