Sfide globali

Agricoltura sostenibile, il confronto alla Cattolica di Piacenza

Esperti e docenti discutono di nutrizione, biodiversità, tecnologia e approccio One Health

Agricoltura sostenibile, il confronto alla Cattolica di Piacenza

Nutrire una popolazione in crescita senza compromettere gli equilibri naturali è possibile, ma richiede un cambiamento nei metodi di produzione, nella ricerca e nella distribuzione degli alimenti. È il tema emerso dal convegno organizzato il 5 novembre 2026 da Alsaf, l’associazione dei laureati in Scienze agrarie e forestali, all’Auditorium G. Mazzocchi dell’Università Cattolica di Piacenza.

Il punto di partenza sono i dati sull’uso del suolo. All’inizio del Novecento, quando la popolazione mondiale era di circa 1,5 miliardi di persone, per produrre il cibo necessario veniva coltivato il 10-12% delle terre emerse asciutte. Oggi, con una popolazione molto più numerosa, la quota è salita a circa 36%. L’obiettivo, è stato sottolineato durante l’incontro, non riguarda soltanto la quantità degli alimenti, ma anche il loro valore nutrizionale e la capacità di ottenerli riducendo l’impatto sugli ecosistemi.

Il ruolo della formazione e della ricerca

I lavori sono stati aperti da Andrea Sonnino, presidente della Federazione nazionale, e coordinati da Giuseppe Bertoni, presidente di Alsaf e della Fondazione Invernizzi. L’iniziativa si è svolta con il patrocinio dell’Ateneo e in collaborazione con Banca di Piacenza e con l’Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali della provincia. Il direttore amministrativo dell’Università, Angelo Manfredini, ha illustrato i corsi di laurea e le opportunità professionali legate alla collaborazione, anche didattica, con le aziende dell’agroalimentare italiano.

Bertoni ha ricordato il sostegno della Fondazione Invernizzi alla Facoltà attraverso numerose borse di studio. Manfredini ha spiegato che l’Università assegna a sua volta contributi fino a 5.000 euro l’anno, sulla base del merito e del reddito. Sonnino ha inoltre evidenziato che il 97% dei laureati trova un’occupazione in tempi brevi, anche grazie alla varietà degli sbocchi professionali offerti dalla formazione.

Nel suo intervento, Sonnino ha richiamato il concetto di One Health, l’approccio promosso da Fao e Oms che considera interconnesse la salute umana, quella animale e la condizione degli ecosistemi. Secondo quanto spiegato, il 60-75% delle malattie infettive umane ha origine animale. Il controllo delle zoonosi, l’uso responsabile dei farmaci negli allevamenti e nella medicina umana e il contrasto a inquinamento, deforestazione e cambiamenti climatici sono quindi parte di una stessa strategia. L’azione, è stato ribadito, deve coinvolgere medici, veterinari, ecologi e altri specialisti.

Nutrizione, sprechi e impatto ambientale

Margherita Dall’Asta e Linda Arata hanno affrontato il rapporto tra crescita demografica e disponibilità di cibo. In circa 75 anni la popolazione mondiale è passata da 2,5 miliardi a 8,2 miliardi di persone. Nonostante l’aumento della produzione agricola, l’8% della popolazione risulta malnutrito, mentre un’altra parte è in sovrappeso. Una quota degli alimenti prodotti, inoltre, non raggiunge il consumatore finale.

Arata ha collegato il rallentamento della crescita produttiva nell’ultimo decennio al degrado ambientale, alla perdita di fertilità e biodiversità, al consumo di suolo e ai cambiamenti climatici. Da qui la necessità di incentivare la ricerca, utilizzare le tecnologie disponibili e diffondere una cultura della tutela tra gli operatori del settore. Dall’Asta ha richiamato invece l’importanza di una dieta equilibrata e moderata, basata su tutti i nutrienti, indicando nel modello mediterraneo un riferimento da adattare ai diversi contesti.

La parte conclusiva del convegno è stata dedicata a perdite, sprechi ed equità nella distribuzione. Sono seguiti gli interventi sulla ricerca e sulle tecnologie per produrre alimenti limitando l’impatto ambientale: Vincenzo Tabaglio ha parlato del comparto vegetale, mentre Luca Cattaneo ha affrontato quello animale.