Allarme botanico

Ailanto, la specie invasiva che minaccia il verde urbano

Cresce tra strade, parchi e aree dismesse: radici e ricacci rendono complesso il contenimento

Ailanto, la specie invasiva che minaccia il verde urbano

Una volta imparato a riconoscerlo, l’ailanto sembra comparire ovunque. L’Ailanthus altissima è una specie esotica originaria della Cina, introdotta anche in Italia e considerata tra le piante invasive più problematiche per gli ecosistemi locali. La sua capacità di adattarsi a contesti diversi le consente di crescere ai margini delle strade, lungo le ferrovie, nelle aree abbandonate e nei terreni incolti.

La presenza nel territorio piacentino

In provincia di Piacenza l’ailanto ha colonizzato argini, periferie urbane, ex aree militari e spazi lasciati senza manutenzione. La sua presenza è stata segnalata anche nel centro cittadino, dove alcuni esemplari si sono sviluppati in luoghi di passaggio o all’interno di aree verdi. Tra questi c’è il parcheggio pubblico retrostante la Questura, tra viale Palmerio e viale Malta, dove la pianta cresce in modo incontrollato.

Un’ulteriore concentrazione si trova sul lato destro del giardinetto davanti all’ex ospedale militare di via Palmerio, dove gli esemplari si sono moltiplicati rapidamente. Una piantina è inoltre comparsa nell’aiuola spartitraffico davanti al Liceo scientifico Respighi. All’arena Daturi, in piazzale Milano, alcuni alberi adulti hanno prodotto numerosi nuovi esemplari, ormai diffusi sui pendii dell’area verde. La presenza della specie è stata rilevata anche in altri punti della città, tra cui via 24 Maggio.

Una diffusione difficile da fermare

Il problema non riguarda soltanto la velocità di crescita. L’ailanto si riproduce attraverso i semi, ma anche tramite numerosi polloni radicali, che possono spuntare a distanza dalla pianta madre. Le radici sono in grado di danneggiare marciapiedi e pavimentazioni, mentre la capacità di svilupparsi nelle fessure e nei terreni degradati facilita l’espansione in ambiente urbano.

La specie produce inoltre sostanze chimiche che ostacolano la crescita di altre piante. Questo meccanismo, insieme alla formazione di nuovi ricacci, può favorire la sostituzione della vegetazione autoctona e contribuire alla riduzione della biodiversità. L’ailanto viene così soprannominato anche albero dell’inferno, in contrapposizione al nome comune albero del paradiso, proprio per la difficoltà di limitarne la diffusione.

Le operazioni di contenimento risultano particolarmente complesse: potature e tagli, se non accompagnati da interventi adeguati, possono stimolare la produzione di nuovi germogli. Per questo la gestione della pianta richiede attenzione e continuità, soprattutto nei luoghi pubblici, nei parchi storici e nelle aree dove la vegetazione spontanea rischia di essere progressivamente sostituita.