Indicatori occupazionali

Cassa integrazione, a Piacenza ore quasi raddoppiate

Nel primo semestre il territorio emiliano mostra un andamento opposto rispetto ai livelli regionali e nazionali.

Cassa integrazione, a Piacenza ore quasi raddoppiate

Nel primo semestre del 2026 le ore autorizzate di Cassa integrazione guadagni sono quasi raddoppiate nella provincia di Piacenza. Il dato raggiunge quota 1,56 milioni di ore, con un aumento del 94,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. L’andamento è in controtendenza rispetto all’Emilia-Romagna, dove le ore sono diminuite del 30,2%, e all’Italia, che ha registrato una flessione del 18,7%.

La crescita piacentina si inserisce in un quadro economico segnato da tensioni geopolitiche e macroeconomiche. Il testo collega il peggioramento del contesto alla guerra in Ucraina, alle tensioni in Medio Oriente e, dalla fine di febbraio, al conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. Tra gli effetti indicati ci sono il quasi totale blocco dei transiti commerciali nello Stretto di Hormuz dall’inizio di marzo e il rincaro dell’energia. I dati INPS, tuttavia, non indicano le cause specifiche delle singole richieste di cassa integrazione.

La componente straordinaria quasi triplica

La cassa integrazione ordinaria, utilizzata per affrontare crisi congiunturali, ha raggiunto 954mila ore, in aumento del 62%. Più marcata la variazione della componente straordinaria, destinata a crisi strutturali, riorganizzazioni e riconversioni aziendali: le ore sono passate da 213mila a 606mila, con una crescita del 184,5%. Il suo peso sul totale è salito dal 27% al 39%. La cassa in deroga è rimasta a zero.

Piacenza è l’unica provincia dell’Emilia-Romagna ad aver registrato un aumento delle ore autorizzate. Nelle altre province il calo varia dal 15,5% di Bologna al 58,7% di Ferrara. Di conseguenza, il peso di Piacenza sul totale regionale è passato dal 2,4% al 6,8%.

Manifattura in cima per numero di ore

L’analisi mensile evidenzia una forte differenza tra i due trimestri. Tra gennaio e marzo le ore sono rimaste sostanzialmente sui livelli dell’anno precedente, 516mila contro 526mila. Tra aprile e giugno sono invece aumentate da 276mila a 1,045 milioni, di cui 430mila di cassa straordinaria. L’incremento si è quindi concentrato nei mesi successivi all’escalation del conflitto in Iran e alla crisi dei traffici nello Stretto di Hormuz, senza che i dati consentano di stabilire un rapporto diretto di causa ed effetto.

Il settore manifatturiero ha assorbito l’80% delle ore complessive, pari a 1,26 milioni e oltre il doppio rispetto al primo semestre 2025. Il comparto metalmeccanico ha totalizzato 930mila ore, comprese 270mila ore di cassa straordinaria concentrate nei prodotti in metallo. La metallurgia, che un anno prima non aveva utilizzato la CIG, è arrivata a 204mila ore, mentre la gomma-plastica è salita da 35mila a 179mila.

Seguono il commercio, con 140mila ore tutte di cassa straordinaria, l’edilizia con 86mila ore, le industrie estrattive con 49mila e gli altri servizi con 29mila. L’aumento complessivo, pari a 758mila ore, è dovuto per l’85% alla manifattura, cresciuta di 642mila ore. Metalmeccanica e gomma-plastica hanno fornito i contributi principali, mentre sono diminuite le ore nella stampa, nei minerali non metalliferi, nelle industrie estrattive e nell’edilizia. Si è inoltre azzerato il ricorso alla CIG nei comparti dei trasporti e della logistica.