Rino Fisichella ha tenuto una lectio magistralis all’Università Cattolica di Piacenza, spiegando il significato del Purgatorio come percorso di cambiamento, purificazione e possibile guarigione. L’incontro ha concluso l’edizione 2026 del Fol in Fest, dedicata al tema Allenarsi alla risalita. La montagna tra Paradiso e Inferno, e si è sviluppato attorno alla formula La risalita dell’uomo al Paradiso.
Il cammino tra dolore e guarigione
Ai piedi della montagna dantesca, ha osservato Fisichella, comincia un processo esistenziale rivolto all’essenziale. La salita è difficile e la meta può apparire lontana, ma il Purgatorio indica che la pena non è definitiva. A differenza dell’Inferno, la sofferenza purgatoriale ha un termine e prepara a una condizione nuova. Da qui nasce un messaggio di speranza, intesa non come semplice ottimismo, ma come certezza che il cammino possa condurre a una meta.
Il riferimento alla Divina Commedia è stato collegato alle difficoltà del presente, segnato da conflitti, trasformazioni profonde e da comunità percepite come sempre più fragili. Secondo Fisichella, l’umanità si trova nel passaggio tra un’epoca ormai conclusa e una fase ancora difficile da definire. Per affrontare questo cambiamento servono vigilanza e umiltà: occorre riconoscere ciò che sta accadendo e ascoltare prima di formulare giudizi o conclusioni affrettate.
La modernità e la cultura digitale
Nel corso della dissertazione, il pro-Prefetto della Sezione per le Questioni fondamentali dell’evangelizzazione nel mondo del Dicastero per l’Evangelizzazione ha affrontato anche il tema della modernità. La cultura digitale, ha sottolineato, offre opportunità e possibilità di superare i confini, ma può accentuare dipendenze, isolamento e fragilità nelle relazioni. A questo si aggiunge la difficoltà di condividere una ricerca della verità, in un contesto nel quale ogni opinione rischia di essere considerata assoluta.
La selva oscura di Dante è diventata così la rappresentazione del disorientamento contemporaneo. Tuttavia, la seconda cantica della Commedia propone un movimento costante verso una destinazione: l’attesa non è passiva, ma richiede partecipazione e impegno. Il dolore, in questa prospettiva, non coincide con una condanna senza fine, bensì con una fase di transizione verso la guarigione.
Fisichella ha richiamato infine il ruolo dell’educazione, ponendo una domanda sulla responsabilità di chi oggi promuove la libertà, proprio nel contesto di un ateneo e nell’epoca delle macchine e delle tecnologie digitali. La montagna del Purgatorio è stata proposta come metafora di una fatica che può condurre al miglioramento: la risalita è lenta e impegnativa, ma la possibilità di rialzarsi dopo una caduta mantiene aperto il percorso.