Un gruppo di ex parlamentari e segretari provinciali della Lombardia punta a riaprire la partita sul controllo della Lega Nord e del suo simbolo. Per questo è stato creato un comitato che chiede la convocazione di un congresso federale del vecchio partito, distinto dalla Lega Salvini Premier. L’iniziativa riguarda una formazione che, dal 2017, è stata progressivamente messa da parte nell’evoluzione del movimento guidato da Matteo Salvini.
La richiesta ha provocato reazioni sia dentro sia fuori dal Carroccio. A prendere le distanze sono anche i cosiddetti ribelli del Nord che, durante l’estate, avevano sollecitato all’interno della Lega un passo di lato, o almeno indietro, da parte di Salvini. Le loro richieste riguardavano una guida più collegiale e una maggiore attenzione alla questione settentrionale, ma non coincidono con l’operazione per rilanciare la vecchia sigla.
La reazione dell’area salviniana
Di fronte alla richiesta di congresso, fonti vicine al segretario hanno parlato di sorpresa e hanno contestato duramente i promotori. «Coloro che hanno rischiato di uccidere la Lega ora si rifanno vivi in cerca di una poltrona», hanno affermato fonti del Carroccio e dell’entourage di Salvini. Nella stessa presa di posizione viene richiamato il patteggiamento per corruzione e viene posta una domanda sui 49 milioni di debiti che la Lega per Salvini Premier avrebbe trovato in eredità e starebbe ancora pagando.
Il tema è stato affrontato anche a Piacenza da Matteo Rancan, segretario emiliano della Lega ed ex consigliere regionale. Rancan ha definito l’ennesima polemica estiva un tentativo di far rivivere la Lega Nord e l’indipendenza della Padania, riportando al centro della scena personaggi che, a suo giudizio, erano già stati dimenticati dalle cronache.
Il richiamo alla continuità del movimento
«La storia va avanti, la politica va avanti», ha dichiarato Rancan, sostenendo che chi alimenta oggi il confronto lo farebbe più per ritagliarsi un posto nei libri di storia che per il bene della comunità leghista. Il dirigente ha poi richiamato il paradosso della nave di Teseo: anche se tutte le assi vengono sostituite, la nave resta la stessa perché a definirla sono il viaggio, la rotta e l’equipaggio.
Applicando questa metafora al partito, Rancan ha sostenuto che la Lega è cambiata e continuerà a trasformarsi, ma rimane la stessa organizzazione politica. Secondo il segretario emiliano, è la medesima Lega che in passato piaceva anche a chi oggi la critica e nella quale alcuni degli ex esponenti hanno ricoperto incarichi retribuiti.
Rancan ha infine giudicato una follia litigare a ridosso delle elezioni, distinguendo però il confronto interno dalle polemiche pubbliche. Discutere per migliorare, ha osservato, è legittimo e necessario, ma dovrebbe avvenire nelle sedi del partito e non sui giornali. Il passato, ha concluso, può servire a ricordare l’identità del movimento, mentre la sfida è guardare al futuro con la consapevolezza di ciò che la Lega è diventata, per evitare il rischio dell’irrilevanza.