Alle prime luci dell’alba di mercoledì 16 settembre, la Polizia di Stato di Piacenza ha eseguito una vasta operazione contro un’organizzazione criminale dedita allo spaccio di cocaina. L’intervento della Squadra mobile ha portato a nove arresti in esecuzione di ordinanze di custodia cautelare in carcere. Nel bilancio dell’inchiesta rientrano anche i dodici arresti già effettuati in flagranza durante le indagini, mentre gli indagati complessivi sono 36.
Il gruppo, composto in prevalenza da cittadini tunisini, disponeva di collegamenti oltreconfine con Tunisia, Spagna e Francia. L’attività investigativa era partita nel 2025, anche a seguito delle segnalazioni raccolte attraverso YouPol, il sistema che consente ai cittadini di comunicare informazioni alle forze dell’ordine. Gli investigatori sono risaliti a un’utenza mobile utilizzata dagli acquirenti di stupefacenti e riconoscibile per l’immagine del profilo, raffigurante attori vestiti di rosso.
Le consegne organizzate attraverso un call center
Secondo quanto emerso dall’inchiesta, l’utenza era collegata a un call center attivo in Tunisia. Gli acquirenti contattavano i referenti dell’organizzazione, che raggiungevano i clienti a bordo di auto a noleggio oppure utilizzando monopattini elettrici. Per concordare il punto d’incontro veniva condivisa la posizione tramite Google Maps.
Il call center avrebbe svolto anche una funzione di promozione dell’attività di spaccio. Attraverso i social network, i clienti venivano informati in tempo reale dell’arrivo di nuove partite di droga. Gli investigatori hanno ricostruito così un sistema capace di coordinare contatti, spostamenti e consegne, mantenendo i diversi livelli dell’organizzazione in collegamento anche a distanza.
Violenza, armi e matrimoni fittizi
Al vertice del gruppo ci sarebbe stato un uomo affiancato da alcuni luogotenenti, incaricati di gestire la logistica, i rifornimenti, la riscossione del denaro e la ricerca di alloggi per i corrieri. Il vertice avrebbe inoltre cercato di mantenere libere le piazze di spaccio dalla concorrenza, anche facendo ricorso alla violenza. In una conversazione intercettata avrebbe riferito di aver fatto picchiare un ex collaboratore. Uno dei luogotenenti, durante una disputa per il controllo del territorio, avrebbe accoltellato e sfregiato al volto un antagonista.
Nel corso degli accertamenti è emerso anche il possibile ricorso alle armi. Il presunto capo dell’organizzazione era proprietario di una vettura di grossa cilindrata, sequestrata nel dicembre 2025 al porto di Genova mentre l’uomo, privo di patente, si preparava a imbarcarsi verso la Tunisia.
L’organizzazione avrebbe inoltre potuto contare su canali per ottenere documenti falsi e organizzare matrimoni fittizi. Alcuni componenti del gruppo, già legati sentimentalmente ad altre persone, risultavano sposati con donne tossicodipendenti residenti in province limitrofe. I matrimoni sarebbero serviti a ottenere un regolare permesso di soggiorno. Il costo del pacchetto, comprensivo di coniuge e testimoni, arrivava a 12.000 euro.
Nuove modalità dopo gli arresti
Nonostante i dodici arresti in flagranza eseguiti durante l’attività investigativa, la rete avrebbe continuato a operare modificando le proprie modalità. I venditori al dettaglio ricevevano dosi più piccole, mentre le comunicazioni venivano trasferite su canali dotati di cifratura end-to-end. Secondo la ricostruzione degli investigatori, si trattava di accorgimenti adottati per ridurre il rischio di intercettazioni e limitare gli effetti dei controlli.