È entrato in una fase dibattimentale il procedimento per il tentato omicidio avvenuto nel 2024 in via Chiapponi, a Piacenza. Al centro del caso c’è la coltellata inferta a un piacentino. La persona accusata di aver sferrato il colpo ha già definito la propria posizione con il patteggiamento, mentre un secondo imputato, ritenuto responsabile di aver fornito l’arma, è detenuto e affronta il processo.
Le contestazioni dell’accusa
Secondo la ricostruzione contenuta negli atti, le intercettazioni avrebbero fatto emergere un piano per attribuire la responsabilità dell’aggressione a una persona estranea ai fatti. È questo uno degli elementi investigativi esaminati nel procedimento, insieme al ruolo che l’imputato avrebbe avuto nella disponibilità o nella consegna del coltello utilizzato durante l’episodio.
Il diretto interessato respinge però ogni addebito. In aula ha sostenuto di essere innocente e di essere arrivato quando l’aggressione era già avvenuta: «Sono innocente, sono arrivato a cose fatte». La sua posizione resta quindi distinta da quella dell’uomo che ha materialmente sferrato la coltellata e che ha scelto il rito alternativo del patteggiamento.
Il procedimento in corso
Il processo riguarda dunque il presunto contributo fornito all’azione e la successiva ricostruzione dei fatti, compreso il contenuto delle conversazioni captate dagli investigatori. L’imputato si trova in carcere e, attraverso la difesa, contesta la versione accusatoria e il ruolo che gli viene attribuito.
La vicenda giudiziaria resta aperta per la persona accusata di aver procurato l’arma. Sarà il dibattimento a verificare il peso degli elementi raccolti e a stabilire se le contestazioni siano confermate. Il procedimento prende le mosse dall’aggressione avvenuta a Piacenza nel 2024, per la quale l’autore della coltellata ha già patteggiato.